Don Bosco
Cafasso
Castelnuovo Don Bosco

DON GIOVANNI BATTISTA BIANCOTTI

don Biancotti

dalla lettera inviata dal direttore della casa salesiana "Maria Ausiliatrice" di Castelnuovo Don Bosco don Elio Scotti

1. Presentandolo tredicenne all'Oratorio di Valdocco per i corsi ginnasiali, il suo parroco diceva all'assistente: « Avrà altri ragazzi buoni tra i suoi allievi, ma questo li supererà tutti per pietà, cordialità, amore allo studio ». E fu così. Cresciuto in una buona famiglia e nel vivaio di Valdocco, in quotidiana familiarità con i confratelli e superiori che erano vissuti ancora con don Bosco, ne respirò un genuino spirito salesiano, che si sviluppò ancor più al noviziato e a Valsalice, in filiale amicizia con don Vincenzo Cimatti.

Nel periodo di formazione Biancotti ebbe sempre una meta ed un linguaggio esplicito: « tendere alla perfezione », « impegnarmi nella santità come don Bosco »: « serenamente, ma tenacemente proteso a migliorare se stesso e ad animare gli altri al bene ».

Chi lo ebbe assistente nel tirocinio, a Cuorgné e all'Oratorio, lo ricorda « col viso sempre gioviale e sereno, irradiante una bontà che attirava i nostri cuori, una bontà spontanea, sollecita, fatta di gesti semplici, di piccole attenzioni dettate da un cuore aperto e da sincera amicizia con noi ragazzi. Era per tutti e per ciascuno, amava ognuno con particolare affetto, segno autentico dell'amore di don Bosco ai giovani: parecchi dobbiamo a lui lo sbocciare della nostra vocazione ».

Alla Crocetta con don Vismara e venerandi maestri concluse gli studi di teologia con l'ordinazione sacerdotale nel 1930.

2. Don Biancotti fu un lavoratore generoso, disponibile all'obbedienza e al servizio, sempre benevolo e ottimista, più che cordiale fu affettuoso e traboccante di una comunicativa e di un dono di sé, per cui stabiliva onde di simpatia con ogni categoria di persone. Spirito semplice e sincero, ma prudente ed esigente, libero da complessi e legami umani, dedicò la sua opera sacerdotale con zelo e sacrificio alle persone che la Provvidenza man mano gli affidava. Della sua interiorità e spiritualità fanno fede i delicati oneri che l'obbedienza gli impose e la fecondità perenne del suo ministero.

Appena sacerdote fu inviato all'oratorio Michele Rua nel popolare borgo Monterosa di Torino.

« La sua salesianità era di marca genuina, autentica, perché dominata da una forte passione per i ragazzi, per i giovani con i quali subito sintonizzava naturalmente, quasi di istinto e per i quali godeva di spendere il suo tempo e di donare la sua vita. Riusciva ad amare le cose che piacevano ai ragazzi, come i ragazzi e giovani amavano immediatamente le cose che piacevano a lui educatore: la musica, la banda, le gite. La presenza in cortile, la conversazione amena e cattivante erano i mezzi salesiani con i quali attirava, incontrava i giovani, diffondeva simpatie e soprattutto conquistava i cuori ».

« Seduto un po' qua un po' là accanto ai piccoli suonatori della " fanfarina " era il ritratto della pazienza inesauribile, nel cortile era una sentinella vigile a lanciare "parole all'orecchio" ai giovani che gli passavano vicino sapendo di ricevere la sua battuta bonaria e laudativa ».

3. In don Biancotti le qualità umane si sono sviluppate nel contesto della sua vocazione salesiana, che aveva accettato con grande entusiasmo e che fu di ogni giorno. Questo fu l'elemento determinante dell'insorgere attorno a lui di tante vocazioni salesiane e sacerdotali. Don Biancotti è stato pienamente, totalmente salesiano: A trent'anni, per una dispensa avuta per la sua giovane età, venne chiamato ad essere maestro dei novizi e fu in sette anni guida autorevole e convincente di oltre 300 giovani salesiani, a Pinerolo.

« La vocazione salesiana, dicono alcuni di essi, più che dai testi costituzionali e dai libri di spiritualità, che pure sapeva presentare con efficacia, l'abbiamo conosciuta ed apprezzata ed amata dalla sua vita e dal suo esempio che diventava contagioso ».

« La cura amorevole per ognuno dei novizi, dice chi gli fu accanto, era più che paterna, veramente materna nell'impegno e nell'affetto, e apriva i cuori ad una piena confidenza. Anche le inevitabili osservazioni le esprimeva in modo gioviale quasi scherzoso, creando un clima di entusiasmo e di forte desiderio di santità. Era costante la bontà e il tratto incoraggiante in ogni circostanza, rivelando i lati positivi di ogni gesto o persona, ed il giudizio incoraggiante stimolava ad accrescere energie e volontà di lavoro ».

Nucleo centrale della sua attività fu una profonda vita interiore, provocata dal senso di semplicità e di umiltà per cui si sentiva impari al compito della formazione di salesiani, e si fidava totalmente del Signore e di Maria. Ma la sua proposta di bontà era forte e virile. « Quando ti senti stanco, diceva, mettiti a lavorare come se non lo fossi, se non hai voglia di fare una cosa falla subito

per prima, se uno ti appare antipatico trattalo con più cordialità come ti fosse il più simpatico, se il successo di un altro ti fa ombra cerca di gioirne e mettiti ad aiutarlo, perché il bene lo facciamo per far piacere agli altri e al Signore e non a noi stessi ».

4. È stato veramente l'uomo adatto per iniziare con sicurezza di programmi, con un crescendo di realizzazioni e di simpatie, l'opera salesiana dell'Agnelli. Che pagine di vita salesiana sono state scritte da don Biancotti dal 1941 al 1956, per ben 15 anni! Esse sono ancora vive nella memoria di quanti gli furono accanto.

Lo sviluppo graduale dell'oratorio, poi della scuola professionale, dei capannoni, delle officine, poi della scuola elettronica e dei campi sportivi; le grandi celebrazioni delle pasque per gli operai della Fiat, gli anni della guerra, dei bombardamenti, dei numerosi ragazzi orfani, della popolazione senza tetto e senza cibo, •gli anni della ricostruzione, degli scioperi, della immigrazione...

« La sua grande capacità di rapporti umani gli aveva procurato molti amici, anche tra le famiglie di industriali. Ne approfittava amabilmente per aiutare i poveri. Nei difficili anni della guerra e del dopoguerra riusciva ad ottenere, con il loro aiuto, generi di prima necessità: pasta, riso, indumenti, scarpe, che teneva negli armadi della camera e in quelli della direzione. Li distribuiva senza pubblicità, alle famiglie povere che veniva a conoscere, prevenendo egli stesso le loro necessità per evitare che dovessero chiedere ». Così dichiarano in molti.

_ Quanti trovarono in lui il fratello, l'amico che sapeva consolare, dare forza,

aiutare, farsi presente con tutto se stesso. A quanti giovani ha trovato un posto nelle fabbriche, nelle officine e negli uffici, procurando lavoro e sistemazione! Per due anni fu al Rebaudengo, nel 1956/58 come direttore dell'Istituto Professionale, con l'oratorio festivo in pieno sviluppo e il corso di Magistero per confratelli, a fianco dell'Ateneo Salesiano.

5. Ma la sua salesianità ebbe modo di esprimersi e alimentarsi maggiormente a Valdocco, come direttore della Casa Madre con le Scuole Professionali .e ginnasiali, poi come direttore della Casa Generalizia e infine come Rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice.

« Era un sacerdote di grande nobiltà d'animo e di profonda e sincera umanità, si esprime un confratello; con piacere trattava da uomo a uomo, ascoltava, dialogava, rispettava, amava sempre.

Promosse e favorì in tutti i modi le cose care a don Bosco: la musica con banda e coro, il teatro con recite ed accademie, il divertimento col gioco e le gite. Incoraggiava col sano ottimismo, apriva orizzonti di speranza per i giovani e per le famiglie, sosteneva e lanciava i confratelli nei loro piani di apostolato.

Impegnava chiunque per una seria vita cristiana. Pieno di ardore apostolico, lasciava trasparire il desiderio di Paolo: " Farsi tutto a tutti, per salvare tutti ". Amava profondamente il Signore; celebrava col cuore l'Eucaristia; era divoto di Maria Ausiliatrice, parlava con piacere di don Bosco e di Domenico Savio. Era amato e ricercato da exallievi, cooperatori, e dalle persone che aveva avvicinato ».

Alla casa capitolare, nella accoglienza dei missionari e pellegrini, nella cura dei confratelli ammalati, nell'adesione alle richieste di numerose persone, specialmente di poveri e mendicanti, era sempre pronto, ovunque ci fosse del bene da fare e dei servizi da compiere; preveniva tempestivamente ed interveniva puntualmente; con delicatezza, secondo le circostanze. I molti episodi di vita e di bontà hanno un quoziente solo: sapeva pagare di persona, sacrificando la salute e il sonno e non rifiutando fatica e umiliazioni, ma sorridendo a chiunque.

Assunse l'incarico di Rettore della Basilica con gioia. In lui si radicò più fortemente la devozione a Maria Ausiliatrice, di cui fu propagatore efficiente e appassionato. L'amore già tenero e filiale alla Madonna apparve come qualcosa di connaturale, così da caratterizzare marcatamente la sua vita e la sua attività. Il Santuario divenne la sua dimora, dove passava molte ore, pronto all'accoglienza e all'ascolto e intento in lunghi colloqui di preghiera con la Madonna. « Io nel Santuario di Maria Ausiliatrice ho trovato il mio paradiso terrestre ».

E tale gioia e devozione trasfuse con abbondanza sui numerosi pellegrini che ogni giorno passavano nel Santuario per invocare l'intercessione della Madonna e dei nostri Santi.

6. Nel 1973 ritornò a Monte Oliveto di Pinerolo come direttore di noviziato, disponibile a fare conferenze e a prestare servizi religiosi ad altre comunità. Fu visitatore straordinario di una ispettoria siciliana delle FMA. Venne a Castelnuovo ad assumere temporaneamente, come vicario economo, la « parrocchia di don Bosco » che veniva affidata ai Salesiani. Si guadagnò il cuore dei Castelnovesi. Coll'arrivo del parroco don Giovanni Donghi fu richiesto come viceparroco, e vi rimase fino alla morte.

« Don Biancotti aveva veramente un cuore tutto salesiano. Arrivato a Castelnuovo, era felicissimo di poter terminare i suoi ultimi anni nella terra di don Bosco, alle sorgenti della vocazione salesiana. Visse in questa zona come in una chiesa, con il pensiero sempre rivolto a don Bosco e al Signore, con la coscienza di essere custode di sacre memorie, in un paese che aveva generato ed ospitato tanti santi ».

A Castelnuovo don Biancotti fu, come per tutta la vita, fervente sacerdote.

Era desiderato in molte famiglie, in cui entrava con discrezione per portare serenità e una buona parola ai piccoli e agli anziani; si soffermava lungo le strade in conversazioni che rivelavano il suo affetto e il desiderio di fare del bene all'anima. Cercò subito di avvicinare i ragazzi e fece rifiorire in paese la banda, segno tanto simpatico di salesianità. La sua predicazione semplice e convincente giungeva molto gradita e l'attenzione alle devozioni popolari tennero vivo ed attivo il suo sacerdozio tanto apprezzato e fecondo. Il ministero della riconciliazione lo trovò per lunghe ore disponibile con generosità al servizio delle popolazioni di tutta la zona.

L'impegno privilegiato fu l'assistenza agli ammalati e alla casa degli anziani...

Ormai era uno di loro, soffriva delle loro sofferenze, donava capacità di pazienza e di preghiera, serenità e speranza. Era ritornato alla semplicità spiri

tuale che raccomandava ai suoi novizi, e la sua bontà diffusiva faceva eco alla frase che ripeteva: « Viso allegro e cuore in mano, ecco fatto il salesiano ».

11 15 giugno, proveniente dalla solita funzione di preghiera con gli anziani del Soggiorno San Giuseppe, ebbe un collasso di forze e un attacco bronchiale. Fu ricoverato e curato all'ospedale di Chieri e poi trasferito all'Ospedale del Cottolengo a Torino, ove fu assistito con devozione da infermiere ed amici. Fin dal primo giorno di malattia ebbe la sensazione e il desiderio della chiamata del Padre. Accettò il quotidiano deperimento e ai visitatori, che tratteneva brevemente, indicava con la parola e la mano il cielo lassù e assicurava che avrebbe pregato per tutti.

L'Ausiliatrice, a mezzo della fraterna amicizia dei Confratelli di Valdocco, lo volle ancora nella sua Basilica, ove si svolsero i solenni funerali. Col fratello e i nipoti erano presenti moltissimi amici, cooperatori, exallievi, FMA, confratelli e sacerdoti della diocesi. Fra di essi un centinaio di concelebranti, presieduti dall'ispettore don Mario Colombo, che ne rievocò la figura, con profonda intuizione fraterna.

La salma proseguiva poi per Castelnuovo don Bosco ove la popolazione, l'autorità, il clero locale, la sua banda e i suoi anziani lo accolsero per le ultime esequie e per la tumulazione nella tomba della Comunità Salesiana.

7. « Ognuno dei molti che lo conobbero, disse don Mario Colombo nell'omelia, riandando ai ricordi personali, constatandone l'incidenza e l'efficacia nella propria vita, ha coscienza di avere incontrato in don Biancotti realmente un uomo di Dio, un uomo completo, un salesiano tutto di un pezzo, un sacerdote appassionato. In lui le virtù umane erano così vive e solide, da farlo risultare un prete, un salesiano tanto umano, accettato, ricercato per la sua capacità di attenzione, per la serenità che sapeva donare, per la bontà di cuore, per la volontà di aiutare tutti. Portato dal suo zelo ebbe modo di incontrare persone di varie categorie; entrò in molti ambienti, in tante famiglie, si trovò nelle officine, nei bar, nelle strade, per contattare, per avvicinare la gente. Ma, come don Bosco, fu sempre, con tutti e dovunque prete, umanissimo e simpatico, un salesiano dal cuore grande preoccupato sempre e solo del bene dei giovani e delle necessità dei poveri e dei sofferenti ».

Di don Biancotti rimane nel profondo dell'animo una grande nostalgia. Con la sua vita, con il ricordo che ci lasciò ci richiama la figura, la bontà e la santità di don Bosco; così si espresse la gente di Castelnuovo.

La comunità del Colle, a nome della Congregazione, sente di dover ringraziare il Signore, perché ce lo ha donato. Continui il Padre Celeste ad inviarci questi segni credibili del suo amore, questi testimoni efficaci del suo insegnamento.

Si raccomandano alle vostre preghiere i confratelli del Colle e della Parrocchia di Castelnuovo don Bosco.

don Elio Scotti, direttore

«Il Signore lo ha provato e lo ha trovato degno di sé: lo ha saggiato come oro nel crogiolo e lo ha gradito come un olocausto» (cf. Sap 3,5-6). Queste parole suggerite dal Libro Sacro rendono bene l'intera vicenda terrena di

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